venerdì 8 giugno 2012

NON CI SI PUO' ASTENERE

Avevo già avuto modo di dire come la penso sull'istituzione del registro delle coppie di fatto.
Poi, nel leggere Martini e Marino, mi sono imbattuto in questo passaggio:
Card. Carlo Maria MARTINI: Io ritengo che la famiglia vada difesa perché è veramente quella che sostiene la società in maniera stabile e permanente e per il ruolo fondamentale che esercita nell'educazione dei figli. Però non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Io sostengo il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori e sono convinto che non vada messo in discussione. se poi alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia?
Io penso che la coppia omosessuale, in quanto tale, non potrà mai essere equiparata in tutto al matrimonio e d'altra parte non credo che la coppia eterosessuale e il matrimonio debbano essere difesi o puntellati con mezzi straordinari perché si basano su valori talmente forti che non mi pare si renda necessario un intervento a tutela. anche per questo, se lo Stato concede qualche beneficio agli omosessuali, non me la prederei troppo. La Chiesa cattolica, dal canto suo, promuove le unioni che sono favorevoli al proseguimento della specie umana e alla sua stabilità, e tuttavia non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni. (Credere e conoscere, Pg, 50-51)
Ritrovo in queste parole preziose (nel libro ci sono molte altre aperture su temi simili a questo) parte del ragionamento che facevo qualche mese fa.
Spiace che chi oggi, giustamente, firma un appello a tutela degli insegnamenti del cardinal Martini, negli scorsi giorni si sia reso protagonista di qualche passo indietro rispetto alla vicenda dell'istituzione del registro della unioni civili a Milano. L'argomentazione non può essere la mancanza di una legge nazionale e quindi che il registro sarebbe solo simbolico. A maggior ragione non si capisce dove si collochi il problema. Concentriamoci sulla valorizzazione di quello in cui crediamo e smettiamola di combattere contro altri. Questo mi pare di scorgere nella parole di Martini, queste le parole scelte da lui come motto episcopale: "pro veritate adversa diligere". Mi pare ci indichino la strada da seguire. Di certo non è quella dell'arroccamento contro qualcuno. Così le contraddizioni non si scopriranno mai.