giovedì 3 maggio 2012

INVESTIRE (SU)I GIOVANI

Richiesta esperienza, inglese fluente, ottime capacità informatiche, ovviamente una laurea. L'offerta è di 350 euro al mese, ma c'è la possibilità che ti assumano per meno, magari ti danno solo i buoni pasto, oppure nemmeno quelli. Iscritti all'offerta (se così la vogliamo chiamare) 500 persone, 4 colloqui di mezz'ora e hai la fortuna (?) di essere assunto. Lavori 9 ore al giorno gratis, in più ci rimetti, perché il viaggio e il pranzo mica possono essere a carico del datore di lavoro, scherziamo?
Mentre accade tutto questo, tutti i giorni, ormai da anni, il dibattito si ferma, inesorabilmente, sull'articolo 18. Ancora ieri sera Cremaschi a Porta a Porta parlava solo di quello. Non parliamo del fatto che se ti prendi una broncopolmonite non ti pagano e non hai di che mangiare. Nemmeno, ovviamente, che non ci sono ferie da accumulare, semplicemente perché non esistono. Per non parlare poi della possibilità di licenziarti come e quando vogliono.
Si parla di giustizia sociale e di equità, ma la battaglia parte solo allo step successivo a quello di tanti, troppi giovani.
Chi fa politica ha il dovere di dettare tempi e priorità: per me, di fronte a questa macelleria di talenti e risorse, la priorità non è l'articolo 18. La priorità è restituire le chiavi della vita in mano a tanti ragazzi. La priorità è garantire l'accesso al credito a chi vuole fare impresa, sostegno a chi si vuol fare una famiglia o andare a vivere da solo, garantire un salario minimo a chi offre la propria prestazione lavorativa e diritti e doveri uguali a chi lavora. Poi viene l'articolo 18. Che è uno di quei diritti da salvaguardare, ma non è l'unico.
L'uguaglianza si garantisce anche mettendosi in discussione. Le proposte in campo sono quelle di Ichino e Boeri, ne arrivino delle altre. Ma si cominci a parlare della luna e si smetta di concentrarsi sul dito.
Un Paese riparte se investe sui suoi giovani. Al momento l'unico tentativo è quello di investirli. Il rischio è che non si rialzino più.

P.s.
Poi ci sono grafici come questo, che valgono più di mille parole.