mercoledì 14 dicembre 2011

SU FIRENZE E TORINO, CON SOFFERENZA E PREOCCUPAZIONE

Quello che è successo ieri a Firenze a pochi giorni dai fatti di Torino, fa prima schifo e poi pensare.
Non voglio cadere nella solita retorica del "siamo tutti fratelli", perché, in questo modo, si negano oggettive complessità.
Qui, da ricostruire, c'è il senso di appartenenza ad una comunità vera, reale, quotidiana, non quella idealizzata e strumentalizzata da alcuni partiti politici, identificabile con luoghi di nascita o colore della pelle (questi poi, lo ricordo sempre, fanno le battaglie per il crocifisso, per dire).
C'è da ricostruire la voglia di stare insieme, di conoscersi, di condividere esperienze prima che stati d'animo.
C'è bisogno di non sottovalutare il sentimento di qualcuno, soprattutto in una convergenza economica come questa, che non lascia respirare i più deboli, che porta ad individuare il diverso come la fonte dei problemi. Non sarà giusto, ma è comprensibile. Queste persone vanno ascoltate, comprese, accompagnate sulla strada della tolleranza prima e della fratellanza poi.
La fonte dei problemi sta nella redistribuzione del reddito. Non facciamoci la guerra fra noi 99%, altrimenti faremmo l'interesse di quell'1% che continua ad arricchirsi.
Soprattutto impariamo a non farci la guerra, vista la necessità di abbassare, tutti, il nostro livello di vita, per consentire a chi non ha nemmeno di avere acqua potabile di vivere dignitosamente.
A noi, comuni mortali, il compito di tessere senza tregua un tessuto sociale che si sfalda in modo pericoloso ogni giorno di più. Ognuno si senta protagonista.

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