lunedì 23 dicembre 2013

RICOMINCIAMO

Ho lasciato passare qualche giorno perché credo che l'8 dicembre sia avvenuto qualcosa che, in un modo o nell'altro, non ci può lasciare indifferenti.

Ripartiamo tutti dai cocci di un partito rimessi al loro posto da milioni di cittadine e cittadini che, ancora una volta, nonostante tutto, ci hanno regalato la loro fiducia, le loro speranze, il loro coraggio. Non basta ringraziarli a voce quando li incontriamo per strada. Dobbiamo farlo mettendo in campo fatti concreti che diano una dimensione di cambiamento netta.

Ripartiamo con la consapevolezza che viviamo in un Paese stremato da una crisi che sembra non finire mai, in cui le persone hanno il problema di trovare i soldi per mangiare, di avere una tetto sotto il quale riposare, un lavoro con il quale garantirsi una vita dignitosa. Ricordiamocelo ogni volta che inizia una nostra discussione, ricordiamocelo ogni volta che mettiamo piede nelle istituzioni nelle quali siamo chiamati a svolgere il nostro lavoro, piccole o grandi che siano.

Ripartiamo dalla necessità di riprenderci un'autorevolezza e una credibilità che abbiamo perso con il nostro non saper garantire risposte adeguate ai tempi che stavamo vivendo. Lo potremo fare solo realizzando quelle riforme che da anni galleggiano nei palazzi della politica senza mai vedere la luce, prime fra tutte la riforma della legge elettorale e quella del mercato del lavoro.

Ripartiamo con la consapevolezza che l'8 dicembre non è stato l'arrivo, semmai l'inizio di un lungo percorso che ha portato una nuova generazione a prendersi un'immensa responsabilità. Questo non può essere il tempo delle prime donne, né quello dei salotti dei benpensanti, né quello delle rivoluzioni fatte di chiacchiere. Questo tempo che viviamo, nel quale ciascuno di noi sperimenta in un modo o nell'altro la difficoltà di immaginarsi un futuro dignitoso, ha bisogno di persone con le scarpe da tennis, che macinino chilometri fra la gente, tendano l'orecchio e forniscano risposte adeguate. Che non vuol dire promettere l'impossibile, né avere la bacchetta magica. Significa dire la verità proponendo soluzione sensate accompagnandole da provvedimenti simbolici che diano la dimensione di un interessamento a chi non vede più l'uscita dal tunnel.

Ripartiamo e già abbiamo di fronte montagne che sembrano invalicabili, mentre si alza un vento di insofferenza che soffia contro, con una forza che inevitabilmente aumenterà e che sarebbe folle sottovalutare.

Ripartiamo da una dimensione di comunità che abbiamo il dovere di ritrovare per mettere a sistema le migliori risorse. Perché un partito che non si fa comunità non sarà mai in grado di dare risposte adeguate, se prima non le ha sperimentate al proprio interno.

Ripartiamo con l'imperativo morale di impegnarci fino allo sfinimento per far cambiare verso all'Italia, e per cambiare verso non possiamo che cominciare occupandoci di chi ha perso la possibilità di vivere una vita dignitosa.