venerdì 5 ottobre 2012

WHAT YOU CAN DO FOR YOUR COUNTRY

Se togli la voglia di sognare ad un adolescente, se togli la speranza di costruire il futuro a un giovane, se impedisci ad una donna di immaginare di essere madre, stai togliendo ossigeno al futuro.
Se il costo dei libri continua ad aumentare, se per studiare all'università devi fare due lavori, se laureandoti con 110 nessuno ti offre un lavoro, forse stai lasciando indietro i problemi di una intera generazione. 
Ask not what your country can do for you, but what you can do for your country diceva Kennedy nel 1961. Oggi la situazione in Italia è ribaltata: il sistema ci respinge, impedendoci di dare il nostro contributo, di assumerci le nostre responsabilità. Siamo costretti ad esultare per un contratto a progetto di 6 mesi, a 700 euro. Se poi anche dall'Europa arrivano notizie di tagli o cancellazione del progetto Erasmus, allora davvero le speranze si riducono ad un lumicino. Anche per questo le immagini che arrivano da Milano sono una sconfitta per tutti. E raccontano di una spirale che non si vuole fermare.

Quando si è in crisi bisogna avere il coraggio di investire sul futuro: edilizia scolastica, attrezzature, istruzione, università, ricerca, cultura, start up. Qualcuno lo ha capito e, almeno, ci sta provando. 
E visto che il post ha già una citazione inflazionata, ne uso un'altra. Perché probabilmente i risultati di molte politiche non si vedranno nell'immediato, ma Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. 
Ecco, la sensazione è che questa classe dirigente non si stia occupando di questa generazione, figuriamoci della successiva.