martedì 3 luglio 2012

SUMMER SCHOOL A BRUXELLES

Settimana scorsa ho avuto la possibilità di partecipare alla summer school del Pd a Bruxelles.
Più di 200 giovani da tutta Italia hanno avuto la possibilità di incontrare gli europarlamentari del Pd, iscritti al gruppo S&D, discutendo con loro delle politiche europee.
Visto che, per quanto mi riguarda, tutte queste possibilità che ho sono una fortuna, credo di avere il dovere di riportare qui le cose che ho ascoltato e imparato. Sono appunti sparsi e disarticolati, ci sono alcuni buchi qui e là, ma tant'è.

AFFARI ESTERI E MEDITERRANEO
(onorevole Antonio Panzeri)

L'UE non ha una politica estera definita, anche se cerca di essere protagonista attraverso l'esercizio di un cosiddetto Soft Power: non essendo, per fortuna, una potenza militare, esercita la sua forza attraverso il commercio, lo sviluppo, la cooperazione, la difesa dei diritti umani. Il trattato di Lisbona, con l'elezione dell'alto rappresentate per la politica estera, aveva e ha l'obiettivo di far parlare con una voce sola l'UE, a fronte di 27 diplomazie. Purtroppo, ad oggi, prevalgono ancora le politiche dei singoli paesi, in alcuni casi improntate ancora su un modello tardo coloniale.

Gli europei, dal 1942, hanno conquistato il mondo con 3 cose:
  1. capitalismo
  2. capacità di confronto e integrazione
  3. affermazione stati/nazione
Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, il mondo da bipolare è diventato multipolare, con le difficoltà che questo cambiamento ha comportato per le diplomazie mondiali. 
A questo quadro va aggiunto l'attuale livello di innovazione tecnologica al servizio dell'informazione. In queste condizioni la politica estera di un singolo Stato dell'Unione non è in grado di incidere.

Il marchio geopolitico liberl capitalistico americano ha fallito. Questo sta creando una cesura storica, nella quale intervengono tre dinamiche:
  1. Viene meno il missionarismo democratico statunitense
  2. La crisi della democrazia europea, stretta fra la necessità di più Europa e un processo di disintegrazione
  3. Processi di autocertificazione democratica (come nel caso della Russia)
Ci sono 5 nodi su cui è possibile insistere per attuare una politica estera comunitaria:
  1. Cambiamento dei presupposti secondo i quali si sviluppa la politica estera e maggiore presenza nei luoghi in cui si sviluppano conflitti. E' necessario distinguere fra attivismo e protagonismo. Nel primo caso si stringono mani davanti ai fotografi, nell'altro si dirigono processi socio-politici. Anche in Europa, attualmente, subentrano dinamiche post coloniali secondo le quali, per esempio, sarà un inglese a dover andare in India, un italiano in Albania, uno spagnolo per il Sud America, ecc.
  2. Lotta al fanatismo. Aiuto ai processi di pace nei luoghi dove sorgono i conflitti
  3. Lotta alle disuguaglianze, con particolare attenzione al governo dei fenomeni migratori. La politica estera europea deve stringere maggiori rapporti con i protagonisti della cooperazione internazionale.
  4. Ridefinizione dei rapporti euro-atlantici. Maggior cooperazione Usa-Europa.
  5. Politica di vicinato nei confronti dell'est Europa e del Sud Europa. Lo scambio tacito col quale si sostenevano i regimi dittatoriali in cambio del controllo dei fenomeni migratori è saltato, grazie alla Primavera araba. 
La situazione nel Mediterraneo, invece, si sta delineando in quelli che potremmo definire tre blocchi:

Tunisia - Libia - Egitto
  • La Tunisia è l'unica sulla strada verso la democrazia. Ad Ottobre sarà pronta la Costituzione e in Primavera si arriverà ad elezioni libere. Due questioni da affrontare: la crisi economica, che rende più complesso il processo democratico (la democrazia ha bisogno della pancia piena, ndr), e la crisi del turismo. L'UE si sta impegnando a sostenere i flussi turistici. 
  • La Libia è un grande punto di domanda. Il processo di transizione è complesso. Le elezioni faranno incamminare verso un percorso vero. Il problema è il disarmo di 250 mila persone armate da noi.
  • In Egitto la situazione è quella che vediamo nei telegiornali. Non dobbiamo commettere l'errore di criminalizzare i fratelli musulmani. Era ovvio che fossero in vantaggio, essendo l'unica forza attiva, anche grazie a capitali che arrivavano dall'Arabia Saudita, durante la dittatura. 
Marocco - Giordania - Algeria
Questi Paesi stanno vivendo il cambiamento attraverso una via parlamentare e democratica. Non sempre è necessario lo spargimento di sangue.

Siria
E' l'emblema dell'impotenza mondiale. Serve una grande pressione, nonostante il veto di Russia e Cina perfino sull'attivazione di un corridoio umanitario.

La politica di vicinato significa applicare il More for more: diamo di più a chi vuole la democrazia:
  • Money: risorse economiche 
  • Market: zone di libero scambio fra Ue e Paesi interessati o con zone specifiche (esempio il Magreb)
  • Mobility: Immigrazione: scambi culturali e universitari/immigrazione regolare. In UE non si fanno figli. Se vogliamo mantenere il benessere serve tenere alta la produttività e per fare questo servirà un processo migratorio regolato.
RICERCA, SVILUPPO, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE
(onorevoli Serracchiani, Toia, Prodi)

In Europa ci sono 23 milioni di disoccupati.



Serracchiani
La Commissione che si occupa di infrastrutture è la stessa che si occupa di turismo, già questo è significativo, anche rispetto la sostenibilità dei territori nell'ospitare infrastrutture.

Questo è un momento importante per le infrastrutture europee: si stanno individuando le strutture su cui investire e si sta riordinando le priorità. L'argomento sembra poco interessante, ma come diceva Ciampi:"Dopo la moneta unica sono le infrastrutture che uniscono i popoli".
In questo momento ci sono 10 corridoi definiti come prioritari, già finanziati con 50 miliardi di euro. 4 riguardano anche l'Italia:
  1. Lisbona-Kiev
  2. Adriatico-Baltico
  3. Rotterdam-Genova
  4. Valletta-Helsinki
L'Italia ha perciò una grande possibilità, utilizzando i fondi europei per creare infrastrutture che servano anche come volano per la crescita e viceversa.

Secondo l'UE il mezzo più sostenibile per i trasporti, che limita maggiormente l'inquinamento, è la ferrovia, che però è storicamente utilizzata per dividere (attualmente ci sono 25 modelli di ferrovie diversi).
E' necessario quindi immaginare una integrazione che consenta di viaggiare in Europa.
Questo significa che, teoricamente, dobbiamo abituarci all'idea, per esempio, che le ferrovie tedesche acquistino Trenitalia, o viceversa. Serve mettere insieme dei modelli sul presupposto della sostenibilità del sistema dei trasporti.
Questo significa non guardare al profitto, perché le ferrovie creano meno profitto che le autostrade.
Per fare questo è necessario recuperare risorse, mettendo insieme capitali pubblici e capitali privati, con questi due paletti:
  • le infrastrutture devono essere pubbliche
  • il treno può/deve essere privato
Per finanziare l'infrastruttura, garantendola come bene comune, si potrebbero utilizzare i project bond, con un sistema del debito europeo.

Prodi
Nella storia ci sono stati diversi spartiacque politici.
Capitale vs lavoro, sovranità Paesi vs cessione di sovranità, risorse naturali limitate vs produzione crescente.

Noi siamo abituati a ragionare in termini di Pil, che misura il consumo di materiale, che fra l'altro deve sempre  crescere. Per invertire la tendenza non basta la green economy, serve un cambio di rotta più sostanziale.
I beni materiali devono cominciare a ruotare e ad essere costruiti intorno alla dignità della persona e di un bene comune condiviso.
Serve uno sviluppo complessivo per una convivenza consapevole e costruttiva, una sostenibilità in grado di far accedere le generazioni future alle risorse primarie.

Toia
Il bilancio del Parlamento europea dura 7 anni, il prossimo, in discussione in questi mesi, riguarderà gli anni 2014-2020.
L'Europa non ha un bilancio indipendente, ma gestisce risorse cedute dagli Stati, equivalenti all'1% del Pil del nostro continente.
Più del 90% delle risorse ritornano sui territori degli Stati membri, con programmi di crescita e investimenti.
Le priorità sono quelle relative agli asset legati allo sviluppo: ricerca, reti, ambiente, cultura, industria creativa.
L'obiettivo di alcuni programmi settennali, come ESPON, è quello di migliorare la qualità delle eccellenze europee, creare un sistema di ricerca europeo, dare sostegno alla leadership industriale.