martedì 24 luglio 2012

A TEMPO DETERMINATO

Non avere malattia e ferie pagate.
Lavorare sempre e comunque, senza tutele.
Avere contratti che prevedono molte ore di lavoro e pochissimi soldi. A volte nemmeno quelli. A volte ci sono solo i buoni pasto. A volte non c'è nulla.
Dover pagare per formarsi, dopo aver pagato (e fatto sacrifici) per studiare.
Non poter avere carte di credito.
Essere sottopagati rispetto a chi fa il tuo stesso lavoro, ma ha avuto la fortuna di essere assunto.
Sentirsi frustrati.
Non poter fare programmi.
Immaginare il futuro come un salto nel vuoto. Alcuni si tuffano. Qualcuno ha fortuna. Altri meno.
Essere licenziati da un momento all'altro. Senza preavviso. Senza tutele.
Arrivare tutte le mattine in ufficio sperando di avere ancora un lavoro.
Firmare carte fittizie per giustificare il conteggio delle ore.
Gestirsi teoricamente il lavoro in autonomia.
Fare orari d'ufficio, come i colleghi a tempo indeterminato.
Firmare contratti con progetti inesistenti.
Avere voglia di scappare da questo Paese.
Essere iscritti a infojob, Adecco, myjob, ecc. ecc.
Avere a che fare con alcuni imprenditori che mirano solo al loro guadagno e non alla dignità dei lavoratori.
Ricevere solo offerte di lavoro che prevedono stage, contratti a progetto, apertura di partite Iva.
Sapere che non si avrà mai a che fare con la pensione.
Pagare per le pensioni di genitori e nonni.
Pensare ad una attività in proprio. Fermarsi perché le banche non danno credito. Any sense.
Dover rinnovare il contratto ogni tre, sei, dodici mesi.
Restare a casa per due settimane ad ogni rinnovo.
Stare nella stessa azienda che continua a cambiare nome. Non sia mai che dopo tre rinnovi ti debbano assumere.
Non abituarsi alla precarietà.
Essere dimenticati dai sindacati. Meglio occuparsi dei pensionati che pagano la tessera.
Essere dimenticati dai politici. Nella loro agenda questa non è una priorità.
Soffrire la crisi più degli altri. Essere i primi a saltare.
Dover sempre dimostrare di essere all'altezza delle situazioni.
Essere disposti alla flessibilità. Non allo sfruttamento.
Non sopportare due mercati del lavoro: quello di serie A e quello di serie B.
Leggere i bollettini sulla disoccupazione drogati da contratti non degni di questo nome.
Arrivare a ringraziare per contratti di 500 euro per sei mesi.

Questo è quello che succede a 8 persone su 10. Per lo più giovani, ma non solo.
Un'intera generazione condannata a vivere sulle spalle dei genitori o a fuggire da questo Paese.
Questa situazione non è più tollerabile.
Il nostro futuro è tempo che lo si scriva noi. Per mettere al centro le nostre priorità e le nostre esigenze.