venerdì 14 febbraio 2014

LA VICENDA DELLE FOIBE E LE DIMISSIONI DEL CAPOGRUPPO LEONARDO CRIBIO

E' stata una settimana particolarmente intensa quella appena trascorsa per il Consiglio di Zona 9.
Come molti di voi avranno letto sui giornali il Capogruppo di Rifondazione Comunista Leonardo Cribio ha postato su Facebook frasi gravi e fuori luogo in merito alle foibe.
Ieri sera Leonardo si è dimesso, dimostrando grande onestà intellettuale e coerenza.

Ecco il video dell'intervento che ho fatto a nome di tutto il Partito Democratico:



Ecco il testo integrale:
Le parole pesano come pietre.
Chi ha il privilegio di mettersi al servizio dei cittadini grazie al voto democratico ha l’obbligo morale di mettere da parte il proprio ego, di trovare la misura fra ciò che è il suo pensiero legittimo e ciò che quel pensiero può rappresentare nell’immaginario collettivo; fra ciò che si produce dal punto di vista politico e la ricaduta che questa azione comporta nella società che siamo chiamati ad amministrare.
Mai chi siede fra i banchi delle istituzioni non dovrebbe ledere la dimensione dell’esistenza dell’essere umano né si può permettere di screditare con la propria insolenza ciò che la storia ci riporta come una oggettiva strage di uomini e di donne, al di là dell’interpretazione che ciascuno vuole darne.
Il Partito Democratico della Zona 9, che questo Gruppo rappresenta in quest’aula, prende con fermezza e nettezza le distanze da quanto affermato dal Capogruppo Leonardo Cribio riguardo la dolorosa vicenda delle Foibe. La violenza, in ogni sua forma, è da condannareperché è attraverso la violenza che si minano alla base le fondamenta delle istituzioni democratiche e, quindi, della democrazia stessa.
Allo stesso tempo lo vorremmo ringraziare per l’assunzione di responsabilità che ha avuto di fronte a questo enorme errore.
Lo ringraziamo per il lavoro prezioso che ha svolto in questi mesi che non verrà cancellato da quanto accaduto in queste ultime ore.
A chi richiede in quest'aula dignità, senso del limite, giustizia, dico che è evidente la differenza fra chi accusa un capo di partito di essere un pedofilo per il fatto stesso di essere omosessuale e siede ancora in consiglio comunale, chi dà della scimmia ad un Ministro della Repubblica giudicandola per il colore della sua pelle e siede ancora in Parlamento, cavandosela con delle scuse pretenziose e chi, conscio del ruolo e dell’importanza delle istituzioni, decide di abbandonarle per essere conseguente con i propri ideali.
In pochi possono dire di essere a prescindere contro questa trivialità del linguaggio e di questa violenza che, purtroppo, sta sempre più contraddistinguendo la fase storica che il nostro Paese sta vivendo.