venerdì 8 novembre 2013

DI SINISTRA, ETICA, FETI, CENTRI DI AIUTO ALLA VITA

In questi giorni si sono intrecciate due polemiche corse in parallelo, due vicende che, credo, possono essere utilizzate come cartina di tornasole dello stato etico confusionale del nostro dibattito politico.

La prima, scoppiata qualche settimana fa, riguarda la presentazione di una mozione nei nove Consigli di Zona di Milano da parte di alcuni colleghi di Forza Italia (per dirla tutta vicini al mondo di Comunione e Liberazione) che chiedeva l'inserimento di Paola Bonzi, storica direttrice del centro di aiuto alla vita del Mangiagalli.
Una parte del gruppo consiliare del PD, fra cui il sottoscritto, ha votato a favore. Senza farla lunga, qui potete trovare il video del mio breve intervento in aula in cui spiego il senso della scelta che ho fatto. Vi lascio immaginare le polemiche successive.

Dopo qualche giorno scoppia il caso della delibera approvata in Consiglio Comunale a Firenze (già approvata in altri Consigli Comunali, ma evidentemente lì la notizia non c'era, sempre a proposito di etica e di forti convinzioni/convenienze), relativa alla presunta istituzione di un cimitero dei feti morti. Anche qui, senza farla lunga, consiglio la lettura di questo post che inquadra la vicenda nel migliore dei modi.

Oggi Alessandra Kustermann, nota ginecologa molto considerata negli ambienti della sinistra milanese, in un'intervista che vi consiglio di leggere nella sua versione integrale scrive così:
Sono ginecologa dal 1979 e non ho mai sentito una donna nominare quello che portava in grembo come feto, embrione o grumo di materia. Decidere di seppellire un bambino abortito è una scelta che va lasciata alle donne senza ferire la loro sensibilità e spesso le aiuta a superare il lutto”. Alessandra Kustermann, primario alla clinica Mangiagalli di Milano, donna di sinistra, laica, da sempre impegnata nella difesa della 194, ha aiutato migliaia di donne a interrompere una gravidanza
Le due vicende si intrecciano, ed è il motivo per cui ne scrivo, anche se un po' in ritardo, visto che la stessa Kustermann sta sostenendo la necessità di concedere l'onoreficenza proprio a quella Paola Bonzi così contestata nelle aule istituzionali da alcuni colleghi di maggioranza.

Lo dico da laico, lo dico da cattolico di sinistra, spesso accusato da una parte (coloro che credono nel mio stesso Dio) e dall'altra (coloro che condividono il mio stesso percorso politico) di non essere "in linea" con le cose che dovrei dire.

Noi dobbiamo smettere di pensare che le nostre verità possano affermarsi sull'umanità delle persone.
Noi dobbiamo smettere di pensare che l'unica libertà possibile sia quella legata al nostro credo, sia esso politico o religioso (e le due cose troppo spesso si legano inscindibilmente), e non al rispetto della libertà di ciascuno.
Noi dobbiamo smettere di pensare di avere una risposta alle domande profonde legate all'esistenza valide per tutti.
E soprattutto dobbiamo smetterla di scagliarci gli uni contro gli altri senza avere un minimo di rispetto per i percorsi personali, le sofferenze, le scelte legate alla fede ed alla spiritualità, le convinzioni.

Io dico questo: la sinistra che ho in mente è una sinistra in grado di comprendere le sofferenze prima di fare polemica politica, perché se perdiamo anche quel briciolo di umanità che da sempre ci contraddistingue perdiamo davvero la bussola. E' proprio sulla base di questo senso alto del valore dell'uomo che qualche anno fa due culture diverse hanno scelto di condividere lo stesso percorso politico. E' per questo che il PD è casa mia.

E allora la piccola polemica della pseudo femminista Terragni, che per scrivere un articolo per testare ancora una volta il suo livello di femminismo non si ferma nemmeno di fronte al dolore di tante donne che hanno dovuto affrontare il trauma dell'aborto, rappresenta davvero quello che la sinistra non può più permettersi di fare: chiudersi nel suo guscio ideologico senza respirare a pieni polmoni la realtà complessa del mondo che ci circonda.
Questo non significa non prendere mai una posizione. Significa farlo proteggendo il prezioso valore della libertà associandolo sempre ai desideri, ai bisogni, alle esigenze degli uomini e delle donne che fanno parte delle comunità che serviamo. Non possiamo più scegliere con l'intento esclusivamente educativo che troppo spesso ha caratterizzato la nostra azione, facendoci apparire più come conservatori che come custodi di un futuro migliore,
Prova ne sono le reazioni sconclusionate alla coraggiosa presa di posizione di Alessandra Kustermann, rea di essersi concessa un prezioso beneficio del dubbio che purtroppo, troppo spesso, noi frequentiamo poco. Anche se qualcuno ci aveva invitato con forza a fare l'esatto contrario.