martedì 9 ottobre 2012

L'AGENDA MONTI

Ancora una volta Fassina mette in difficoltà tutto il partito con dichiarazioni fuori luogo sull'agenda Monti. Che poi, questa agenda Monti, mi dovrebbero spiegare cos'è. Perché questo governo ha fatto cose buone e cose meno buone, ha molti meriti e anche alcune lacune. Come ho scritto su fb, per usare dei paroloni, l'agenda Monti è una categoria dell'astratto che si concretizza in mille modi diversi.
Forse allora è il caso di evitare la gara a chi urla di più, a chi sbatte più forte in faccia all'altro l'accusa di essere troppo di destra o troppo di sinistra.
Se non ricordo male (e la mia memoria dovrebbe reggere ancora, non essendo ancora in età da rottamazione) il Partito Democratico era nato per fare sintesi di culture e proposte diverse. Di fronte alla crisi il richiamo alla provenienza di ciascuno è forte. Lo vediamo in Europa, dove qualcuno crede che la soluzione sia sciogliere il patto fra Stati, facendo di fatto fallire l'UE, lo vediamo nel PD, dove alcuni pensano che tornare a vecchie ricette sia l'unica soluzione per avere un governo in grado di mettere in campo un'azione incisiva ed efficace. Il tutto senza fare un minimo di autocritica.
Perché se è vero che le ricette liberiste hanno fallito, perché il mercato, in particolare la sua finanziarizzazione, non è in grado di auto-regolarsi aumentando di fatto la forbice fra ricchezza e povertà, d'altra parte anche il modello assistenzialista-statalista tipicamente socialdemocratico non è in grado di reggere di fronte alla globalizzazione (oltre al fatto che nella P.A. qualche danno in termini di efficienza lo ha creato).
Allora, forse, la ricetta giusta è mescolare le carte che abbiamo deciso di avere in mano con la nascita del PD. Perché non c'è uguaglianza senza merito e non c'è solidarietà senza ricchezza. Ripartiamo da qui. Dalle sfide che abbiamo scelto di raccogliere nel 2007.
Proviamo ad avere nelle orecchie Beatles e Rolling Stone, ma soprattutto ascoltiamo Muse e Coldplay, immaginando una musica che sappia ancora tirare fuori il meglio di una realtà che si fa sempre più complessa, e, per questo, sempre più interessante.