lunedì 24 settembre 2012

IL SENSO DI TUTTO QUESTO

Non ho scelto io di fare politica. E' la politica che mi ha chiamato da quando ho cominciato ad avere l'età per farlo. Sono cresciuto a pane, telegiornali e grandi discussioni sui massimi sistemi. Dovrei ringraziare la mia famiglia credo, anche se non ne sono tanto sicuro, visto che quando la politica ti si attacca addosso prova a prendersi tutto, e c'è da faticare per salvaguardare una parte del proprio tempo libero e della vita privata.
Ma perché fare tutto questo?
Perché passare da riunione a riunione, da Consiglio di Zona ad assemblea pubblica, dalla lettura dei giornali a quella di saggi che migliorino la conoscenza della realtà che ci circonda?
Perché il mondo di oggi non mi piace. E' troppo a misura di portafoglio e troppo poco a misura d'uomo.
Ci sono troppi giovani a progetto, frustrati dall'aver speso tempo e risorse per conseguire un titolo di studio che ora vale più o meno come carta igienica, costretti ad espatriare o a fare lavori che minano certezze.
Ci sono troppi padri di famiglia senza lavoro o in cassa integrazione o in mobilità, per via di delocalizzazioni portate a termine in nome di un profitto che non conosce limite e chiusure di fabbriche e imprese strozzate dai debiti con le banche e dai crediti, saldati con un ritardo vergognoso, con lo Stato.
Ci sono ancora troppe donne costrette a firmare dimissioni in bianco nel caso decidano di fare la cosa più bella che c'è al mondo, mettere al mondo un figlio. Ci sono troppe donne costrette a scegliere fra famiglia e lavoro, perché ci sono poche strutture che possano sostenere questa scelta.
C'è uno Stato che pare non aver ancora capito che senza istruzione e ricerca non c'è futuro e che la cultura può essere un volano straordinario per la nostra economia, se solo mettessimo a sistema le reti già esistenti creando un indotto che garantirebbe migliaia di posti di lavoro.
Ci sono amministratori pubblici che si sono scordati, o non hanno mai saputo, che sono lì per tutelare il bene comune, non sé stessi e i loro portafogli e ci sono troppe barche attraccate ai nostri porti rispetto alle troppe persone che non hanno un tetto sotto il quale dormire e un piatto nel quale mangiare.
Ci sono troppi cattolici che credono che i precetti della propria religione debbano essere affermati per legge. E' legittimo, ma c'è anche un'altra via, che è quella della testimonianza e del garantire a tutti, credenti e non credenti, di utilizzare quel libero arbitrio che con grande fiducia ci è stato donato.
Ecco, se faccio politica è principalmente perché non mi piacciono le ingiustizie. E perché credo, forse nel mio essere un po' idealista, che si possa ancora cambiare in meglio il mondo in cui viviamo. E che questa speranza vada coltivata attraverso la politica, anche e soprattutto in questi momenti difficili, in cui le persone, giustamente, non hanno più rispetto per delle istituzioni che a loro volta non hanno avuto rispetto dei cittadini che avrebbero dovuto rappresentare.
Certo mancheranno delle cose, ma questo post lo tengo qui, come promemoria e come bussola. Per non perdere di vista il senso di tutto questo.