giovedì 31 maggio 2012

SUL PAPA A MILANO

Questo post per me è particolarmente delicato. Un po' per l'argomento che tratta, un po' per il mio coinvolgimento nella faccenda, in quanto credente e praticante, un po' perché il livello della discussione, soprattutto sul web, è talmente basso e poco rispettoso che fino all'ultimo pensavo fosse meglio evitare.
Fatta questa premessa, ci provo. Parliamo un po' del Papa che arriva a Milano.
La Chiesa certamente non sta passando un buon momento. La sensazione è che negli anni la parola trasparenza sia stata eliminata dai vocabolari della Città del Vaticano: dai preti pedofili allo Ior, si è sempre cercato di insabbiare e mistificare la realtà. Pare di essere tornati al Medioevo, con lotte di potere tra corvi e picchi che nulla ha a che fare con la diffusione del Vangelo. I fedeli non hanno nessuna voce in capitolo, si sentono disorientati e, a volte, non rappresentati. L'istituzione ecclesiale anziché essere all'avanguardia nelle modalità di coinvolgimento si è chiusa nelle stanze di Roma, senza nessun rispetto per il popolo che guida. Anziché incontrare le persone ci si è arroccati su un torre d'avorio, lontani dai problemi veri e dalla realtà. La Chiesa che vorrei non ha nulla da nascondere, è una casa di vetro, come diceva Andrea Sarubbi qualche giorno fa.
Bisogna dire però che la Chiesa non è solo gerarchia, ma è composta da tutti noi, persone normali a volte straordinarie: il prete andato in Africa o la suora che cura i lebbrosi in India, il volontario che passa del tempo con gli anziani nelle case di riposo o il ragazzo che dà da mangiare ai senzatetto in qualche mensa della Caritas, l'animatore in oratorio o il papà che mette su una compagnia di teatro. Queste persone meritano rispetto, perché offrono tutta o parte della loro vita agli altri. Per questo mi arrabbio quando vedo certe affermazioni fatte su internet, fatte da atei livorosi nei confronti di tutti, senza distinzione. Non tutta la Chiesa fa schifo. Anzi, sono certo di poter dire che il 99% è fatto da persone straordinarie. E non ho usato questa percentuale casualmente, perché anche in questa istituzione c'è un problema di rappresentatività grosso come una casa.
Il punto è che nessuno di noi ha voce in capitolo. Perché se è vero che la Chiesa siamo tutti, è vero anche che mediaticamente è rappresentata esclusivamente dal Papa e dalla gerarchia, che fra l'altro in questo passaggio storico agisce come se il Concilio Vaticano II non ci fosse mai stato, disattendendo a mio modo di vedere il loro mandato.
In più, in una situazione come questa, si compiono delle crociate, che da sempre trovo sbagliate, contro l'acquisizione dei diritti da parte di persone che non rientrano nei canoni di "normalità" che ci sono imposti: penso ai matrimoni gay o al testamento biologico, per fare i primi due esempi che mi vengono in mente. Il messaggio che passa è negativo. Perché non ci impegniamo invece a veicolare il Vangelo in altro modo, perché non facciamo vedere che credere rende la vita migliore? Perché non facciamo battaglie a favore  anziché sempre e comunque contro: agevolazioni alle giovani coppie, aiuti alle neo-mamme e ai neo-papà, sgravi fiscali per famiglie numerose, per fare alcuni esempi.
Vista la contingenza storica della Chiesa, oltre a quella di grave crisi che ci affligge, trovo francamente eccessiva la spesa fatta per l'incontro mondiale delle famiglie. In un momento come questo spendere (almeno) 10 milioni di euro, riproducendo fra le altre cose sul fondo del palco le vetrate del Duomo, è troppo, in tutti i sensi.
Ed è vero che tutti sono molto attenti alla Chiesa e poco al resto (nessuno si scandalizza se un calciatore prende 10 milioni di euro l'anno), ma questa è un argomentazione che non basta. Mi ricorda quando prendevo 5 a scuola e mi giustificavo con i miei dicendo che tutta la classe aveva preso 4. Non basta.
La Chiesa che vorrei dovrebbe essere inattaccabile.
Detto questo, non è possibile né tollerabile che chi spesso diventa porta bandiera dei diritti di tutti, soprattutto una certa sinistra ideologica e col paraocchi, venga a dare lezioni e critichi così tanto la presenza del Papa a Milano.
I grossi disagi sono creati dalle tante persone che verranno (la previsione è di 750 mila pellegrini), non dal Papa. Non è forse diritto di ciascuno ritrovarsi e far festa? Non è forse diritto di tutti poter esprimere le proprie opinioni?
Anche i costi, per gran parte, sono dovuti alla presenza dei pellegrini: mezzi potenziati, vigili, chiusura delle strade, ecc. Se Milano vuole essere una grande città deve ospitare grandi eventi, siano Expo 2015, il family 2012, il gay pride (che, per inciso, l'anno scorso è stato patrocinato gratuitamente dal Comune e comunque ha comportato delle spese per la collettività) o il Fuori Salone. Si sa che i grandi eventi creano disagi, ma  producono anche un indotto, che in questo caso è calcolato in 56 - 58 milioni di euro (fonte camera di commercio Monza e Brianza).
Se il vostro fastidio sono i pellegrini credo dobbiate rivedere le vostre idee: forse non siete così tolleranti e aperti alle idee di tutti come pensate. Fra loro ci sono persone venute da tutto il mondo che credono in Dio e nel Vangelo. Forse vi sembrerà strano, forse penserete che siamo pazzi e che crediamo ad una favoletta inventata 2000 anni fa.
Qualsiasi cosa crediate, sabato e domenica ci saranno moltissime persone. Che vanno accolte. Che pregheranno e staranno insieme. Che cercheranno concretamente di dare aiuto alla famiglie colpite dal terremoto, aggiungendo soldi al milione di euro già stanziato da Milano Family 2012. Che meritano rispetto.