martedì 10 aprile 2012

CREDIBILITA'

In questi giorni di calma (se così la vogliamo chiamare) ho riflettuto a lungo su quanto la politica, Pd compreso, manchi di credibilità.
Il dato di fatto da cui tutti dovremmo partire è uno, lapidario: la fiducia nei partiti politici è al 4%.
Lusi e Penati, così come Bossi e Boni, così come Berlusconi, Verdini, Ponzoni, Nicoli Cristiani, sono le facce che in questi mesi abbiamo, gioco forza, imparato a conoscere (per inciso, già che ci siamo, sarebbe il caso che Penati si dimettesse da Consigliere regionale. Non trovo giusto che siano i contribuenti a pagargli il processo).
A questo polo negativo nessuno ha saputo contrapporre un polo positivo della politica, nessuna formazione politica riesce a scrollarsi di dosso le modalità di funzionamento da prima Repubblica (con la differenza che prima si rubava per il partito, ora per se stessi), nessun partito riesce a essere percepito dall'immaginario collettivo come utile a qualcosa.
Perfino i militanti dei partiti sono in difficoltà: mentre si autotassano per mantenere attivi i circoli sul territorio (è anche il mio caso), si sentono presi in giro dai quadri dirigenti che, nel frattempo, usano male (nel migliore dei casi) i soldi dei rimborsi elettorali (altro inciso, è assurdo che i soldi di Margherita e Ds non vengano immediatamente girati al Pd, ma vadano in fondazioni e associazioni che hanno l'unico scopo di mantenere l'attuale sistema di potere dei dirigenti che, non per niente, sono lì da 20 anni e con quei soldi sono riusciti a evitare qualsivoglia ricambio generazionale).
A cosa dovrebbero servire questi soldi, se non a finanziare l'attività politica sul territorio mantenendo costante e forze il legame fra elettore ed eletto?
Allora invito tutti a fermarsi un attimo e a pensare: siete sicuri che non avete fiducia nei partiti? Non è che per caso non avete fiducia nelle persone che li guidano?
Perché i partiti sono, meglio, dovrebbero essere, il sale della democrazia, il mezzo attraverso il quale condurre idee, buone pratiche amministrative, visioni di mondo e di stare insieme, orecchio attento per il disagio delle persone. Un partito di sinistra poi, dovrebbe condurre una battaglia seria contro l'illegalità (non allearsi con Lombardo in Sicilia, per dire), mettere ai primi posti della sua agenda la redistribuzione, maggior equità, l'attenzione verso gli ultimi e i penultimi della società.
Allora se aboliamo i partiti (anche quelli che si mascherano da movimenti), rimarremo con un pugno di mosche in mano.
Riprendiamoci quello che è nostro, quello che è bene comune. Ricostruiamo da dentro una credibilità politica.
Credo basti poco. Le persone, in fondo, hanno voglia di affidarsi a qualcuno che sappia ascoltare i loro bisogni e si impegni con serietà e schiettezza a risolverli. Sentendosi dire anche dei no.
Che poi, i no, sono le risposte che distinguono politici seri dai ricercatori incalliti di consenso e denaro.